|
Brescia, la “leonessa d’Italia” di citazione carducciana, fa la parte del leone, è il caso di dire, anche fuori dai confini italici quando capacità professionale e voglia di crescere diventa filosofia di vita. Allora ecco che anche i risultati non si fanno attendere. Il protagonista della nostra rubrica “Successo italiano all’estero” è un giovane che ha lasciato la sua Brescia, qualche anno fa, i suoi affetti tra cui la sua adorata mamma Angela, i suoi amici, le donne italiane, il gorgonzola e la Manerba dei suoi tanti sabati pomeriggio per andare a studiare prima in Svizzera e poi a Dubai negli Emirati. Ma la sua Brescia è sempre nei suoi pensieri, dove sogna di ritornare presto da ingegnere. Si chiama Flavio Faustini, giovanissimo, fisico da attore, schivo e riservato in quantità industriale che è negli Emirati dove è anche diventato vice presidente di una prestigiosa associazione universitaria: la CESA. Con Flavio, abbiamo improvvisato un “faccia a faccia” a distanza per carpirgli i segreti di un successo da studente ma ormai anche professionale, in una terra bella, difficile e lontana. Ma lui non si crea di questi problemi. La voglia di arrivare è tanta e l’orgoglio, la molla della vita che tutti noi dovremmo avere, lui l’ha nel dna. E questo basta per cancellare problemi e risolvere difficoltà piccole e grandi. Insomma, Flavio Faustini è un italiano che all’estero si sta facendo onore. Da poco ha anche vinto un concorso per la costruzione di un ponte, risultando il migliore progetto, anche se lui questo non ama dirlo. Ma andiamo per ordine: che cosa è la C.E.S.A.? E’ lui stesso a spiegarcelo. “La C.E.S.A. (civil engineering student association) é un gruppo studentesco del dipartimento di ingegneria – spiega Flavio Faustini, prossimo alla laurea in ingegneria che sogna l’Italia - governato da studenti, finanziato dall'universitá e con fini esclusivamente di formazione professionale. Ogni anno, tramite elezioni democratiche viene eletto l’intero ufficio amministrativo e non: Presidente, Vice. Presidente, tesoriere, segretario, editore, pubbliche relazioni e webmaster”. - Lei quando è stato nominato vice presidente dell’associazione ? “Nell’ aprile 2008 sono stato invitato a candidarmi dalla precedente amministrazione, la quale aveva visto in me un potenziale contributore alla continuazione dell'associazione. Infatti fui eletto vice Presidente, e da allora mi occupo della CESA attivamente. Io e il Presidente ci occupiamo di attivitá extracurricolari, come conferenze su nuove tecnologie, sopraluoghi su cantieri famosi e di alto interesse ingegneristico. Abbiamo una newsletter che viene pubblicata ogni mese, un sito internet e una serie di eventi sul nostro calendario, come la competizione dei ponti in legno”. - Lei studia quindi negli Emirati ma in una Università americana? “Si – spiega - e questo corpo studentesco esiste in ogni universitá americana, ed é riconosciuto come un grande onore farne parte”. - Qual è stato il suo percorso da studente italiano? “Il mio percorso da studente italiano si ferma alle medie, infatti le superiori le ho frequentate a Zuoz, in Engadina (CH). Personalmente mi ritengo una persona che fortunatamente ha la certezza di sapere quello che vuole, sopportando le conseguenze, che fanno parte del compromesso di studiare lontano da casa. Da quando ho 15 anni ho passato solo 4 anni a casa, e ora ne ho 26, e posso dire che un po' di nostalgia a volte viene, sia a me che a i miei amici e famigliari”. – Ma chi è Flavio Faustini? “Sono il classico ragazzo bresciano, con la passione per i motori, lo spiedo, il pirlo, che sa parlare dialetto e va a Manerba il sabato pomeriggio”. (n.d.r. Manerba é un paese sul lago dove i bresciani vanno a fare il bagno) - Il suo futuro sarà ancora negli Emirati oppure l'Italia? “Il mio futuro é in Italia, almeno questo é quello che vedo per i prossimi anni, ma era la stessa cosa che pensavo una volta tornato dalla Svizzera”. - Torniamo un attimo indietro: la vice presidenza nella CESA è stato per lei un incarico arrivato a sorpresa? “Si, quando la precedente amministrazione mi ha contattato per chiedermi di prendere il testimone é stato un momento molto bello, mi ha fatto sentire accolto, rispettato e apprezzato per la mia personalità. Sono sempre stato un membro attivo della CESA, prestando il mio tempo per aiutare nella coordinazione degli eventi, o anche solo restando a fine evento a mettere a posto e ripulire, o scrivendo articoli per la nostra newsletter. Questo é ció che ha fatto di me un ottimo candidato come vice presidente”. - Cosa ha provato quando è stato investito dell'incarico e soprattutto cosa rappresenta questo ruolo per un giovane studente italiano che studia fuori dal suo Paese, nei lontani Emirati? “L'investitura é stata quasi una formalitá, il risultato lo si sentiva nell'aria, quindi non mi ha procurato sensazioni che fossero lontanamente simili all'invito alla candidatura”. - Qual è il suo programma che vorrà realizzare nell'ambito di questo incarico? “Il mio programma é quello di mantenere quello che giá esiste, portare qualche innovazione, come la competizione dei ponti in legno, che nella sua prima edizione si é dimostrata un successo, ma anche di lasciare in ereditá alla prossima amministrazione un ufficio perfettamente funzionante, con ottima reputazione e relazioni pubbliche”. - Qualche battuta sull'attività universitaria: quali sono le problematiche se esistono”. “Le problematiche esistono: secondo me un ingegnere – dice tra il serio e l’ironico - ha si bisogno di un'educazione di alto livello, ma ci sono anche aspetti che non possono essere ignorati, come il gorgonzola, il salame nostrano, la polenta, un buon vino bianco, un albero (qua ci sono solo palme) e altre cose tipiche italiane”. - Quale differenza esiste, in modo molto sintetico, tra le università italiane e quella americana a Dubai? “Non ho esperienza personale delle università italiane ma posso dire quello che esiste qui : aule da 15 studenti, professori che passano anche un ora a chiacchierare con te nel loro ufficio, la carriera dello studente in primo piano, infatti la scuola stessa ci trova il lavoro, compiti a casa tutti i giorni, come alle superiori, alta tecnologia nei laboratori, sempre aperti per lo studente e per le sue ricerche. Del resto, la mia scelta di studiare negli Emirati è nata anche e soprattutto perché il percorso universitario sa coniugare alla perfezione la parte teorica che affrontiamo quotidianamente in aula a quella pratica della città-cantiere”.
|