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SAN NICOLA LA STRADA - “L'invasione islamica in Europa avanza, ma questa volta gli europei non alzano muri, anzi”. Ad affermarlo è il consigliere comunale del Pdl Domenico RUSSO che sottolineano che si tratta di soldi, tanti, e si sa che non puzzano. “È la cosiddetta finanza islamica” ha aggiunto Russo - “che parte alla conquista di nuovi mercati con 950 miliardi di dollari. È questo il valore degli asset in mano ai capitalisti che rispettano la Sharia - la legge dell'Islam - secondo una stima di Moody's. Il punto è che la maggior parte delle economie stenta a riprendersi dalla crisi e i cordoni della borsa restano belli stretti. Così la liquidità islamica - quella che ha meglio resistito al crollo dei mercati proprio per i suoi principi anti speculazione - giunge come una graditissima scialuppa di salvataggio. I capitali sono fuoriusciti dal mondo islamico e hanno cominciato a suscitare l'interesse dei Paesi "infedeli" più aperti agli investimenti stranieri: Cina e Hong Kong. Poi è arrivata l'India e la Francia, che vuole contendere alla Gran Bretagna il ruolo di hub europeo della finanza islamica. Per favorire l'ingresso delle grandi banche islamiche nel proprio Paese, bisogna introdurre nuove regole. I colossi come la saudita Al Rajhi Bank o la Kuwait Finance House, la Al Baraka Bank del Bahrein e la Cimb della Malaysia, la Al Hilal Bank di Abu Dhabi e la Qatar islamic bank, arrivano se si offre un quadro normativo che renda possibile, per esempio, rifiutare la logica degli interessi, non investire in attività legate ad alcolici e pornografia. Si stima che oggi vivano in Italia” - conclude Russo - “più di un milione di musulmani e il numero è in crescita. L'ABI, l’ente che rappresenta le banche italiane, ha chiesto di recente modifiche legislative che permettano sia l’insediamento degli istituti arabi, sia soprattutto la possibilità per le banche italiane di offrire prodotti bancari e finanziari appetibili per la clientela musulmana”.
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